Eravamo quattro amici al bar
Buonasera a tutti! 💖
Oggi vi parlerò di un problema che da diversi anni ormai affligge le nostre città e i nostri quartieri: la desertificazione commerciale.
Per desertificazione commerciale si intende la chiusura dei negozi, ma non di negozi qualsiasi, bensì quelli che caratterizzano da sempre la fisionomia urbana: la bottega artigiana, il vivaio, la profumeria, il negozio di elettrodomestici, quello di generi alimentari, il parrucchiere, il barbiere, la farmacia, il ristorante e l'immancabile bar, il punto di aggregazione per eccellenza, il centro della vita sociale.
Purtroppo però da dopo la pandemia è successo un fenomeno strano: hanno cominciato a chiudere le botteghe storiche, chi per affitti troppo alti delle mura, chi per implicazioni con soggetti di dubbia reputazione, e sono stati sostituiti da esercizi commerciali che ti portano il cibo o la spesa a casa, oppure l'ennesimo posto dove andare a mangiare, spesso per una clientela turistica, gestite da grandi catene estere, e che soprattutto non creano alcun indotto economico nei confronti della popolazione locale.
Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, diceva Gino Paoli in una nota canzone: in questo senso il mondo è cambiato davvero, ma di certo non in meglio.
Grande fu lo sconcerto quando l'anno scorso chiuse il Caffè Greco a Roma, e ultimamente ha chiuso anche il Cafè de Paris, per implicazioni con la mafia, come se le organizzazioni criminali non si potessero interessare anche a queste grandi catene, come se il problema fosse solo delle botteghe storiche.
La desertificazione commerciale implica anche un danno alla socialità e alla sicurezza: nel primo caso perché la gente non si muove più da casa, compra tutto online e non instaura più un dialogo diretto con il negoziante; nel secondo perché con tutte queste saracinesche abbassate e questi negozi turistici le strade diventano buie e se sei in pericolo nessuno ti viene a soccorrere, piuttosto filmano col cellulare, a discapito della solidarietà di cui avevo già parlato nel post Torniamo Umani.
Di questo tema ho parlato in maniera più o meno diretta nelle mie storie di Wattpad.
Il caso più eclatante è in Quante stelle ha il mio cielo, dove Teresa Magni, ex fidanzata del protagonista maschile Antonio e blogger paladina dei piccoli negozi a rischio chiusura, addirittura si incatenò all'entrata del negozio Fior di Fresco a Centocelle (Roma) nel 2018.
Un grande rinnovo di negozi vi è anche nella saga Liceo Da Vinci, dove nel giro di un anno e due libri il bar sotto casa dei Baldi-Castelli passa dalla gestione dei Parisi a quella dei Righi, e il ristorante passa dalle mani dei Taheri a quelle dei Castroni.
In Storia d'amore e di guerra i Marini dovranno temporaneamente chiudere la tipografia al borgo antico di San Felice Circeo perché sia Francesco che suo figlio Rinaldo sono al fronte e Gisella, che non sa usare le macchine, per sopravvivere dovrà andare a servizio come tante donne fuori dal paese.
Questa sera vi voglio lasciare con un monito che ho letto su Instagram che parlava proprio di questo tema: quando passate davanti all'ultimo negozio della vostra via, andateci e parlate col proprietario, perché quando anche quell'ultima saracinesca chiuderà per fare posto all'ennesima filiale di una grande catena o a un temporary store, allora sarà davvero finita la vostra infanzia, anche se siete adulti, e non per modo di dire. 🌃
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