Giochiamo insieme!

Buonasera a tutti 😍 
Oggi è la Giornata Mondiale del Gioco: venne istituita ufficialmente nel 1998, nell'ultimo colpo di coda degli Anni Novanta, a metà strada tra l'avvento di Internet (1995) e la Globalizzazione (2000). 
Venne creata per parlare di una tematica fondamentale: l'importanza della componente del gioco nella vita dei bambini.
È stato allora infatti, tramite il sacrificio di Iqbal Masih, dodicenne pakistano che aveva svelato al mondo l'orrore dei bambini schiavizzati nelle fabbriche del Medio Oriente e del Sud-Est asiatico, che l'Occidente è venuto a conoscenza di realtà terribili, lontane da quelle dei loro figli cresciuti nella bambagia euroamericana.
Ma nemmeno noi siamo stati esenti da problemi, in questo senso, con bambini impegnati quanto i quarantenni, a fare a gara a chi svolgeva più attività, tutte aspirazioni più dei genitori che loro, attraverso cui sentivano di vivere una vita che non avevano avuto.
Con il tempo e il progredire della tecnologia questo tema si è fatto più vivo, uniformando paesi industrializzati e in via di sviluppo: tra le mani dei bambini sono arrivati i PC, gli smarphone, i tablet, e i cortili dove passavano interi pomeriggi a giocare a campana, a nascondino, a palla, a un due tre stella (o stai là, ma questa è un'altra storia) sono diventati sempre più vuoti.
Ma d'altra parte come possono i nostri figli conoscere e apprezzare il gioco, se noi adulti abbiamo dimenticato per primi come si fa?
Nelle mie storie di Wattpad c'è chi ha smesso di giocare e chi invece continua, portando anche chi ha intorno ad appassionarsi.
In Liceo Da Vinci la prof Castelli, ma anche il suo collega e poi compagno Mastropietro e tutto il corpo docenti dell'istituto superiore romano giocano sempre con le loro materie, e giocando riescono a tenere viva l'attenzione dei loro studenti, anche quando si perdono, anche quando sbagliano, anche quando nascondono i loro problemi e non sanno ancora chi vogliono diventare.
In Storia d'amore e di guerra i Magnifici Dodici sono cresciuti con genitori che hanno vissuto la Grande Guerra, la febbre spagnola, la malaria e la bonifica delle paludi pontine, l'affermazione del regime fascista e una serie di segreti che nessuno dovrebbe più far venire fuori a San Felice: tuttavia sono allegri e spensierati, consci che nemmeno delle famiglie spente toglieranno loro la gioia dei vent'anni.
In Tra le stelle e i fiori Giulia è costretta a smettere di giocare nel momento in cui preferisce la posizione stabile di Andrea ai sogni artistici di Lorenzo, ma quando si accorge del grandissimo sbaglio che ha fatto, aiuta sua figlia ad entrare in quel mondo dello spettacolo che le è stato strappato, ma le scorre innegabilmente nelle vene sia da parte di madre che di padre, quello vero.
In Hotel Torriani Alba capisce che il lavoro in hotel può essere un gioco bellissimo, se solo ci si circonda di gente disposta a giocare con te, come Guido e tutti gli altri colleghi: con la creazione del piano marketing fa molto di più, seguendo le regole del gioco, ma stavolta tutto suo, per riaccendere la voglia stessa di giocare anche ai vertici, dove l'hanno perduta. 
Diceva Giovanni Pascoli che finché il fanciullino che è dentro di noi è vivo, allora c'è speranza. 
Questa sera pensate alle sue parole: chi ha figli sorrida ai loro giochi, e chi è ancora figlio ricordi ai propri genitori che sotto la grigia vita moderna hanno sicuramente ancora voglia di giocare.
Devono solo ridarle voce. 🧸

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