Resta con me
Buonasera a tutti 🥰
Sabato 28 febbraio c'è stata la finale della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, e la canzone decretata vincitrice è Per sempre sì di Sal Da Vinci: un artista nato oltreoceano ma di sangue napoletano e figlio d'arte, che in un mondo dove tutti si lasciano ha il coraggio incredibile di cantare un matrimonio.
Lui e Raf (in gara con Ora e per sempre) al Festival hanno cantato l'amore eterno, ma a me è rimasta ancora una terza canzone con questa tematica: Resta con me della rockband femminile delle Bambole di Pezza.
La canzone recita nel ritornello "resta con me in questi tempi di odio": dalle guerre in Ucraina e Medioriente alle shitstorm sui social, c'è un clima arrabbiato che offusca la visuale e trasforma chiunque in un bersaglio da colpire malamente.
È qui che il verbo restare diventa fondamentale, anche quando tutto sembra perduto, l'orrore cade come una valanga e chiunque vorrebbe solo nascondersi nel suo angolo: è una tematica che mi è capitato di raccontare spesso nelle mie storie di Wattpad.
In Storia d'amore e di guerra il matrimonio tra Gianfranco e Rebecca è l'esempio lampante di un'unione che resiste al tempo, alle leggi razziali (siamo negli anni quaranta), al trasferimento di lei a Londra coi loro tre figli, alla finta condizione di vedovo di lui, a lei che deve passare altrettanto come la "cugina Menotti vedova Smith".
In Liceo Da Vinci Irene Tindari è incinta di Hans Fabricetti, conosciuto allo scambio culturale: figlia maggiore della bancaria Maria "sempre in amore" e da sempre ignara di chi sia suo padre, ha paura che la storia si ripeta; è Youssef Beshir, il ragazzo che ha sempre amato, prima che si sapesse che era il figlio dell'ambasciatore del Senegal, a giurare di rimanerle vicino, anche se il figlio non è suo.
In Quartiere Anceschi Valeria e Antonio, a seguito del presunto suicidio di Laura, sono preoccupati per suo marito Giovanni Santini: ma lui, nonostante i commenti nei casermoni e i viavai del commissario Berardi e della sua squadra, rimarrà sempre fedele al suo ricordo così come le è rimasto sempre accanto anche quando perdeva la testa per qualcun altro, specialmente per il bene del loro figli Luisa e Marco.
In A passo di bachata Marta Montenegro, a seguito del divorzio da Sergio Martinez e con una figlia il cui padre biologico è in realtà il cugino di lui Valentin, ritrova Julian Delgado, che da campesiño che viveva in un tugurio fuori Santo Domingo e scaricava le casse al mercato è diventato un ballerino di quella bachata che le ha insegnato: lui è il solito graffiante, lei ha il solito caratteraccio, ma decidono di restare l'uno accanto all'altra, perché restare significa anche tornare a casa.
Non sono tempi facili: il mondo di oggi è superficiale, convulso e pieno di conflitti.
Restare è una lezione antica, certo, ma è proprio per questo che dobbiamo saperla imparare ancora oggi, nonostante tutto.
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