Cosa resterà di queste Olimpiadi

Buonasera a tutti 💖
Oggi alle 20.20 andrà in onda la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026: un'avventura bianca come la neve, che ha saputo splendere dei metalli delle medaglie vinte, delle nazionalità dei partecipanti e dei bagliori delle due torce rappresentative delle località ospitanti. 
Si terrà all'Arena di Verona, teatro di concerti e spettacoli, e si darà l'appuntamento alle prossime Olimpiadi Invernali, sulle Alpi Francesi nel 2030.
Quando finirà tutto però sorgerà spontanea una domanda: cosa resterà di queste Olimpiadi (giusta semicitazione di Cosa resterà di questi Anni Ottanta di Raf, in gara al prossimo Sanremo)?
Quando ero piccola fecero le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, ma quando il sipario calò rimasero gli scheletri delle attrezzature e degli impianti lì abbandonati a rappresentare un potenziale che nessuno aveva saputo sfruttare, una volta finito lo spettacolo: è questo il rischio che, più Cortina di Milano non deve correre, perché mentre la città meneghina brilla di luce propria, la Perla delle Dolomiti potrebbe restare un involucro vuoto fino al prossimo inverno.
Io ho sempre sostenuto la riqualificazione dei borghi, specialmente quelli che rischiano lo spopolamento (per fortuna non è il caso di Cortina), ma il pericolo della disneyficazione è sempre dietro l'angolo: luoghi antichi e storici affollati di turisti annoiati e nomadi digitali che li scelgono come buen retiro, formando delle enclave dei paesi d'origine senza interagire davvero con il borgo stesso, rispetto al quale rimangono comunque degli stranieri isolati. 
I luoghi devono essere posti dell'anima, ancora prima che residenze: mi è capitato spesso di parlarne nelle mie storie di Wattpad. 
In Storia d'amore e di guerra il borgo di San Felice Circeo rappresenta la comunità di un paese marinaro del 1940, una vera e propria "filosofia delle cinque dita di una mano" di Giovanni Verga d'inverno, ma popolata di ricchi turisti italiani e tedeschi, che affittano le splendide ville sul Monte Morrone oppure alloggiano in suite affrescate negli Hotel Roma e Neanderthal. 
In Quante stelle ha il mio cielo il borgo diventa un quartiere, quello di Centocelle a Roma, dove Anita Cecchi, Antonio Patriarca e i Lojacono, pur provenendo da luoghi e contesti diversi, riescono a trovare la loro dimensione in questa zona popolare, dove le creazioni della Panetteria Mainetti diventano un punto di riferimento per tutta la comunità. 
In Hotel Torriani Alba era sicura di andare solo a fare uno stage, ma quello che trova è un vero e proprio borgo dell'anima in una città caotica come Roma, dove dipendenti e residenti storici passano talmente tanto tempo insieme da formare una specie di famiglia.
In Tra le stelle e i fiori Elena Sebastiani non immagina che, durante i giorni di coordinamento delle attività del Festival della Canzone Italiana, avrebbe conosciuto il nonno biologico Lorenzo, che le avrebbe raccontato della madre Alba e della nonna Giulia, e avrebbe trovato in Sanremo il posto del cuore, dove rimettere insieme i pezzi di una famiglia indissolubilmente legata alla kermesse canora. 
Non so se dopo le Olimpiadi Invernali riusciranno a trasformare gli scenari in cui si sono svolte le gare in luoghi dell'anima per attrarre gente che riesce a vedere oltre la cartolina glamour, ma spero che riescano a veicolare, per quanto possibile, il messaggio che casa è dove ti senti bene. ❄️

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